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Didimo è traghettato nel secondo decennio del XXI secolo tra malinconie e piccoli malanni. Rendersi conto che ha problemi a mangiare qualche ostrica e a bere qualche bicchiere di vino lo rattrista, prima che preoccuparlo. Rendersi conto che non ha più voglia di festeggiare neppure il Capodanno, su cui un tempo costruiva scoppiettanti mitologie , lo preoccupa, prima di rattristarlo. Non sa bene cosa vuole e cosa vale per lui. Si sente circondato di vuoto. Eppure lavora sempre, come se potesse scrivere in eterno.
Buona la presentazione di Terre del mito a Montecarlo. E’ l’unica che ho fatto, e non ne farò altre.
Sotto una pioggerellina insidiosa, Montecarlo vista dal Cafè de Paris era bellissima, luccicante e falsa come i sogni.
“These days, when , it seems to me , there are not many outstanding novels coming out of Italy, it is a joy to see the appearance of I giorni della Nuvola, an exceptional, pleasurable, and highly readable novel. The characters stand out of their own. The style is forceful and at times lyrical. Clouds, skies, rains, horizons and landscapes are described with subdued strokes and colors and a poetic quality that enhances the charm of the writing. Let us hope that Giuseppe Conte will produce many more novels.”
Queste parole benedette furono scritte da Rufus S. Crane su World Litterature Today, vol 65, n° 2 (Spring, 1991), cercare su internet per credere.
Il bello è che io leggo queste parole solo adesso. Perché Rufus S. Crane non è un mio parente, un mio vicino di casa, uno della mia casa editrice, un critico amico, niente, è uno che firma i suoi pezzi da Key West , che non fa parte di nessun giro. Il libro in questione (I giorni della Nuvola, Rizzoli, 1990) così apprezzato dal critico americano, passò in Italia sotto un pesante silenzio, e i pochi che se ne occuparono, Guglielmi, Golino, lo stroncarono.
Ho prodotto many more novels, da allora, ma che fatica!
Quante miserie, invidie, incomprensioni! Quanti boicottaggi ! Eppure, sono qui che progetto grandi storie ancora. Senza perdermi d’animo. Perché le sento necessarie, perché non potrei farne a meno. Certo, ci fosse un Rufus S. Crane italiano, tutto diventerebbe più facile…
Leggo Ayn Rand. La rivolta di Atlante. Dovrei detestare questa apologia della forza prometeica dell’industria, dell’acciaio, della ferrovia, del denaro. E’ superata, è perdente oggi. Però lo spirito ribelle, anarcoide, vitalistico dell’autrice mi piace. Leggo d’un fiato un’opera che ideologicamente è lontanissima da me. Ma è un’opera.
Un romanzo che vuol dire un cazzo di qualcosa. Oggi tutti scrivono senza idee di mondo e senza visione del mondo, e se ne vantano.
Leggo Aimez-vous Brahms della Sagan. Ero stato accusato da una gentile lettrice di Didimo di aver parlato in maniera troppo disinvolta e poco castigata di Bonjour tristesse.
Sempre in sintesi disinvolta, dirò che sono ammirato di come una ragazza di 24 anni abbia potuto scrivere un’operina come Aimez-vous Brahms. Lieve , garbata, mondana, malinconica, brillante, una specie monca di Affinità elettive ridotta a balletto, a commedia musicale di tempi meno tragici e più intimamente esistenziali. Paule e Roger, Simon e Maisy: Paule soprattutto è un bel personaggio, una di quelle donne che si vorrebbero incontrare, se ne esistono ancora.
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