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E’ già dicembre. Mi diceva quasi con un senso di sorpresa un amico colto , acuto e scettico l’altra sera a una deliziosa cena di onomastico a Montecarlo: peccato che il tempo passi così in fretta. C’era una rassegnata malinconia in quelle parole , che contraddiceva l’intelligenza volterriana e i modi ironici di chi le pronunciava. Già, come passano in fretta i giorni, i mesi. E’ già dicembre. Fa freddo. Ho tirato fuori dall’armadio un montgomery e porto in testa un berretto di lana nero da rapper. Ma il tempo passa, si avvicina il 2010.
Adesso su Repubblica mi tirano spesso in ballo perché scrivo su farefuturo web magazine. Citato rispettosamente come in precedenza non era mai capitato. Ma i libri? Io scrivo soprattutto libri, e su Repubblica si parla dei libri di Can , Por, Caz e Maz fuorché dei miei? E perché ?
I giornali non danno il giusto rilievo alle notizie che lo meritano: i panifici abusivi a Napoli che sfornano pane marcio di veleni tossici, mescolando alla farina tutto quello che si può tritare, gherigli, legna di casse da morto, bottoni ecc. è una notizia grandiosa nella sua mostruosità. Avvelenare il pane vuol dire avvelenare la vita, la religione della vita, la possibilità della vita, iniziare a scalpellare l’umanità per distruggerla. Ma cosa succede ai miei amici campani, cosa succede nella regione dell’allegria e della festevolezza? Lo schifo travolge tutto. Da mesi per altro io pratico un boicottaggio sistematico di tutti i prodotti campani: controllo l’etichetta, e qualunque cosa venga prodotta in Campania, la lascio sullo scaffale del supermarket. Piccolo contributo ligure alla lotta anticamorra.
Saviano è un eroe? Mah, bisogna vedere. Ci sono uomini delle forze dell’ordine (la prima volta che l’ho visto, mentre ritirava il Viareggio opera prima, mi sembrò giusto un poliziotto) che lo sono più di lui. Il film tratto dal suo libro è una estetizzazione della camorra , con qualche sospetto di collusione. Attori camorristi, la sequenza dei due giovani camorristi seminudi che sparacchiano con il mitra , chissà quanti guagliuncelli mariuncelli guappetti e strunzilli hanno sognato di fare altrettanto … Ci vuole una rivoluzione a Napoli.
Riletto racconti di Carver. Miserelli.
Certo che la soggezione verso gli autori americani è grande, in Italia. E sempre verso gli stessi, che certe pagine di giornale le potrei indovinare a occhi chiusi .Sarà così grande Paul Auster? Perché nessuno parla mai di Allan Folsom, per esempio? Didimo fin da giovane ha amato l’America e se ne è sbattuto degli americani, a Barcellona a un festival internazionale tanti anni fa è a tavola con Kenneth Koch, allora sulla cresta dell’onda, che pontifica come da un pulpito in un ristorante sulle ramblas. Nessuno osa fermarlo e contraddirlo, finché lo fa il vostro Didimo, guardato con uno stupore immenso da tutti i commensali.
Continuo a lavorare al progetto del nuovo romanzo, Medusae.
Sono contento delle prime accoglienze a Terre del mito. Ancora un libro per anime nobili, purtroppo.
Vado a salutare uno scrittore che stimo come Eraldo Affinati , lo trovo circondato da insegnati e studenti che , a quel punto della serata, invece di fare domande a lui si parlano l’un l’altro delle loro sensazioni e esperienze scolastiche. Sono di fretta, passato lì solo per salutarlo. Ma perché non fanno domande a lui? Affinati ha della scuola e dell’intercultura una grande idea che ha prodotto ottimi libri. Non è mica poco.
Cos’è questo protagonismo di massa? Nessuno ha il coraggio di romperlo. Ci vorrebbe Olivier de Kersauson, il grande navigatore bretone, che una sera a un programma televisivo francese, di fronte a una tizia che squittiva: voglio far conoscere quello che ho dentro, domandò:” pensa davvero, signorina, che a noi possa interessare quello che ha dentro lei ?” Da allora ho sempre visto Olivier de Kersauson, autore del libro “Homme libre toujours tu cheriras la mer”, come il miglior antidoto contro talk show , reality show, grandi fratelli e piccole sorelle. Ci vogliono navigatori, per dire verità elementari come un’onda o una ventata.
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