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Parole estranee a sua moglie |
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Saranno state le due o le tre l’altra mattina quando sono entrato nel letto e ti ho parlato. Tu dormivi e ho premuto la mia palpebra contro la tua calda. Volevo dirti parole che ci sono estranee, quelle dell’amore che eterna: era tragica la mia resa: le regole del gioco cadute. Così dietro le nostre palpebre non gli occhi, le orbite. Le nostre dita di pietra e i nostri fianchi fondali e laghi i nostri piedi fluiti e ormai viticci e nidi per le civette. Non saremo più insieme. Non ne parleremo mai più. Futuri venti soffieranno sulle nostre finestre dal mare lontano noi saremo topi meduse fiori
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