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Sono qui seduto su un tappeto

di foglie e fiori di  primavera,

 

e il mio silenzio è una preghiera

ed ho con me la coppa e il vino.

 

Se la mia Amata fosse vicino

se la sua bocca lucente fosse qui.

 

Il profumo dei suoi baci

è più dolce del gelsomino.

 

Dico che sono saggio perché

conosco tutte le parole di Dio

 

e so che il suo volto non si vede

ma a tutti i roseti concede 

 

la sua porpora e il suo fuoco.

Ma io sono saggio perché bevo, gioco,

 

canto mentre il tempo ci rapina.

Quante rose si apriranno stamattina

 

e quante ne cadranno domani

o sotto le raffiche degli uragani

 

avvizziranno. Il tempo ci affratella

noi che ci muoviamo sotto lo stesso cielo.

 

Non è la stessa per noi tutti quella

luna che sembra una melagrana

 

staccata lentamente dal suo ramo?

Ma io sono saggio perché amo.

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Il bene dunque sono i fiori,gli alberi,

le nostre braccia aperte,i baci,i fiumi,

i salmoni che li risalgono,la pioggia,

l’alba e la primavera,il vento

 

e i semi.

 

E’ quando noi sentiamo ai nostri piedi

la stella del mattino e della sera

e anemoni invece della mani.

Quando vogliamo che tutto si unisca

 

e si ami.

 

Per noi che abbiamo conosciuto la siccità

il cielo deserto,i greti dei torrenti

più che carcasse asciutti,le anime

murate dentro i corpi,altro bene

 

non c’è che conti.

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E’ come dici tu, dovrei ripartire.

Non sono mai stato felice in una casa.

Non sono mai stato felice in famiglia.

Non ho mai avuto nostalgia, quando ero

solo e lontano. Tutta la meraviglia

del mondo per me era la passeggiata

alta sul mare quando, i libri di scuola

in una cartella, a passo veloce 

andavo, e inspiravo il vento

colore del salino e delle agavi

e fingevo di avere una ragazza 

per mano:la meraviglia, la razza

forte dei sogni, i libri, il cinema,

i lunghi viaggi i treno,

le lunghe traversate dell’anima

ma mai i muri di una casa, mai.

 

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Non sapevo che cosa è un poeta

quando guidavo alla guerra i carri

e il cavallo Xanto mi parlava.

Ma è passata come una cometa

 

l’età ragazza di Ettore e di Achille:

non sono diventato altro che un uomo:

la mia anima si cerca ora nelle acque

e nel fuoco, nelle mille

 

famiglie dei fiori e degli alberi

negli eroi che io non sono

nei giardini dove tutta  la pena

 

di nascere e morire è così leggera.

Forse il poeta è un uomo che ha in sé

la crudele pietà di ogni primavera.

 

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Piango per te, mia amata, mia irrinunciabile democrazia.

Piango per un parlamento fantoccio, non di eletti ma di

  designati, cooptati , inutili vassalli

piango per partiti snervati, labili come acque di scarico,

   privi di verità e di ideali

piango per la giustizia calpestata, la povertà offesa,

   i diritti e i doveri quotidianamente derisi.

Piango perché mancano all’ orizzonte

  futuri che siano umani e condivisi.

 

Non più una testa  un voto. Decidono per te come per uno scemo

   i capi, gli affiliati a cosche e  a cricche

   vale il tuo voto come il due di picche

la croce tracciata  sulla scheda oggi è un gesto blasfemo.

 

Piango per te, mia amata, mia irrinunciabile democrazia.

Piango per la tua sorte, di essere inquinata come il mare

   da chiazze di petrolio

in un terzo dell’Italia da sotto-uomini malavitosi , esseri immondi

   che ti disprezzano

che  tesi ai loro  guadagni rapidi e infecondi

   spandono rifiuti e liquami e profanano

   i cadaveri  facendone carbonella.

 

Ma il  mio pianto non è rassegnato, non è resa. Troppo bella

   sei e troppo ti amo per vederti profanare e  morire.

Io devo  insorgere per farti risorgere.

   Per te, democrazia.

 

    

 

© 2015 Giuseppe Conte

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