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L’economia è una scienza cieca e irrispettosa.
I giornali intitolano che l’Italia esce dalla recessione. Qualcuno per pudore aggiunge “tecnicamente”. Già, perché le condizioni di prosperità o di recessione sono squisitamente psicologiche e soggettive. Didimo si candida a insegnarlo agli economisti, come un giorno chiamato dal compianto Armando Marchi ha insegnato comunicazione emozionale a giovani manager della Barilla. Io mi sentivo relativamente prospero nei primi anni 90, quando all’improvviso i miei anticipi da Rizzoli passarono da 3 a 30 milioni, ero ancora piuttosto giovane, i giornali mi cercavano e il denaro in banca rendeva ancora quasi il 10%.
Oggi che ho una certa età e mi permetto di rifiutare qualche contratto , i giornali stringono la borsa e il denaro messo in banca invece di comprare una Porsche Carrera (di cui per altro non saprei che farmi) non rende niente di niente, ho la percezione di essere in recessione. Da qui una elementare manichea divisione del mondo:amici quelli che mi danno da lavorare, nemici quelli che non me ne danno.
Voglio lavorare. Dovrò lavorare sin che campo, non è meraviglioso? D’altra parte, crescono gli onori. Un onore che non mi piace ancora è essere chiamato “maestro”. Qualche giovane lo fa. Se poi sono giovani ragazze le guardo subito con triste diffidenza. Maestro, nella loro testa, non vorrà mica dire “nonnino”? Eh no, belle mie, sono ancora pretty active, come diceva una mia amica californiana di Soldati, che allora aveva superato gli ottanta.
Un onore è essere stato invitato in Vaticano per l’incontro di Benedetto XVI con gli artisti del mondo. Sarò a Roma venerdì e sabato prossimo.
E’ il decennale della Lettera che Giovanni Paolo II inviò agli artisti, e di cui allora lessi molto su giornali stranieri, pochissimi su quelli italiani. Una Lettera bellissima. Dalla parte della speranza e della bellezza. Cose che in Italia la cultura media – ma ormai tutto è medio-basso in Italia, quando non immondo e bassissimo- disdegna. Non posso veder parlare dell’Islam Daniela Santanché senza provare un fastidio immenso, fisico, che rasenta il disgusto.
Poi mi vengono in mente le Osterie, quelle che liceali e goliardi canticchiavano un tempo, quando si sapeva ancora distinguere tra cose sacre e cose profane e si stava, come dice il padre Dante, e come piace a me” in chiesa coi santi ed in taverna coi ghiottoni”. Nella focomelia concettuale generalizzata di oggi, tra santi e ghiottoni, tra chiesa e osteria non c’è più differenza. Perciò parla la Santanché e i giornali riprendono le sue parole. Che tristezza. Che tristezza.
Ho letto Bonjour tristesse della Sagan per la prima volta. Un bel libro, fresco ancora ora. Ma la protagonista, che stronza! Ora capisco perché Flaiano se ne uscì con quel Bonjour stronzesse, come aveva ragione.
Segnalo per la prima volta due articoli sul Corriere della sera (uno di Sergio Romano , uno di Paolo Conti, a proposito del discorso di Ahmadinejad all’ONU e di sua moglie alla FAO) non aprioristicamente e visceralmente ostili all’Iran .
Ricevuto il Premio Stresa , una giuria popolare ho premiato L’adultera.
Si ha sempre la sgradevole impressione di vincere contro la volontà di qualcuno. Ma com’era bella la camera al Des iles borromées, com’era bello il Lago Maggiore in una strana luce di pioggia. Parlo con Anna Padulazzi, una delle proprietarie del Regina Palace e del Des iles borromées , parlo del rapporto tra uno scrittore e gli alberghi, senza fare l’Hemingway che non sono e neanche vorrei essere, perché non mi incanta il personaggio del bevitore cacciatore pescatore ecc. Fitzgerald è la mia passione e lo resta.
Esce Terre del mito nella nuova bella versione di Longanesi. Sono contento dopo tanti anni. Questo è il meglio che uno autore possa aspettarsi.
Ma ora spero che trovi tra gli appassionati del mito, dei viaggi, della letteratura, della vita, nuovi lettori. Dal 19 novembre in libreria. |