16 dicembre, mercoledì PDF Stampa E-mail
Il diario di Didimo Chierico

 

Passato qualche giorno in Francia. Letto giornali francesi. Scoperto libri francesi, tra cui un grandioso e lutulento e divertentissimo Mon Dictionnaire de cuisine di Alexandre Dumas.

Piatti francesi e provenzali nei ristoranti. Billecart-Salmon e Kyr royal per aperitivo. Diversivi contro la povertà e la disperazione.

Poi rientro in Italia e accendo la televisione. Il volto di Berlusconi insanguinato è una immagine di impatto emotivo molto forte.

Il volto del leader sempre troppo felice e fortunato diventa umano nella sofferenza. C’è nella sofferenza una verità che nessuna felicità può raggiungere.

Berlusconi è un uomo, vulnerabile come tutti, alla fine, bisognoso come tutti di una parola di pietà.

Non essendo mai stato berlusconiano, devo aggiungere che non ho mai provato nessun odio per lui, e che non ho mai capito tutti gli intellettuali che si vantano di provarne.

Ce n’è tanti, che naturalmente sfogano il loro odio quando e dove possono, attenti a non farsi del male. Molto odio nasce dall’invidia inconfessabile di coloro che vorrebbero possedere o cancellare ricchezza e potere, sentimento tipico di certi intellettuali di sinistra. Nella mia scala di valori, gli uomini d’affari e di potere non sono al primo posto. Neanche i giudici, per la verità. Nella mia modesta scala di valori al primo posto sono Artisti, Sacerdoti e Guerrieri. Come per Baudelaire.

Certo, oggi i guerrieri sono guerrieri della pace e della natura, che combattono per salvare il pianeta. Tra i sacerdoti metterei anche gli sciamani e certi filosofi. E gli artisti veri sono solo quelli che cercano di creare nuove forme che cantano l’universo. Per me il vertice rimane l’opera dello spirito. Tolto Dio, l’amore, la morte, la rinascita, tutto il resto sono cazzate.

A proposito, una gentile lettrice francese si è lamentata del mio linguaggio poco castigato e troppo disinvolto: mi sono scusato, ma Didimo scrive su un blog, e questo spiega certe libertà. Poi Didimo si ricorda quante volte Giuseppeconte è stato accusato al contrario di essere troppo alto e sublime, e se la ride, il mondo gira davvero in un modo molto strano.

Al cinema ho visto A Christmas Carol di Zemeckis tratto dall’immortale racconto di Dickens. L’ho visto con gli occhiali, in 3d, con la neve che mi fioccava addosso e sprofondando nei troppi baratri degli incubi. Il regista ha sottolineato l’aspetto visionario e cupo di Dickens.

Quando esco una maschera mi chiede la mia opinione sul film. Non è un film di Natale, per i bambini, voglio dire.

Lui mi conferma che molti bimbi escono piangendo impauriti. Così ricordo che anch’io, da bambino, era terrorizzato da Oliver Twist.

Dickens (come Hugo) è maestro nel creare effetti grotteschi, nello squadernare tutto il dolore e tutto il comico, tutto il male e tutta la pietà del mondo.

E’ a Dickens e Hugo che il romanzo adulto oggi dovrebbe tornare a guardare.

In una trasmissione televisiva di approfondimento politico di un non indecoroso conduttore, la direttrice dell’Unità parlava con un senso di superiorità così marcato , collaudato, mondano, vagamente sprezzante che al suo confronto la povera ministra Gelmini, con la sua aria un po’ campagnola e spaesata, diventava simpatica, e persino attraente.

Oggi ho rivisto l’immenso palazzo sede della vecchia scuola dove insegnavo un secolo fa. Io ho i tremori al solo sentire parlare di scuola, che fortuna essermene liberato presto, u Segnù t’ha miau da in garbu, mi sono detto, affettuosamente, nel dialetto di mia madre.

Traduco per i non liguri: Dio ti ha visto da un buco. Ti ha visto per miracolo, all’ultimo momento, e ha avuto compassione di te.

insegnare è così bello, dice mia moglie. Certo, per chi lo fa con amore.

Io con amore ho soltanto scritto, e fatto l’amore, naturalmente.

 
4 dicembre ,venerdì PDF Stampa E-mail
Il diario di Didimo Chierico

Il Ministro Bondi

L’affermazione del ministro Bondi contenuta in un articolo del Corriere della Sera secondo la quale sospenderà la produzione e la pubblicazione delle sue poesie, visto che i tempi duri del Pdl richiedono durezza, potrebbe semplicemente far ridere e far tirare un sospiro di sollievo. Ma quello che preoccupa, e che preoccupa doppiamente Didimo, uno che ha speso la vita nella pratica e nella difesa della poesia, è l’idea di poesia che vige nella classe dirigente italiana. Un ministro dei Beni culturali che crede che la poesia sia una privata esternazione di dolci o mollicci sentimenti, questa è una notizia. E Dante, di cui tutti noi che parliamo italiano siamo figli? E’ dolcezza il grandioso viaggio ultramondano della Divina Commedia? E Parini? È dolcezza la sua satira feroce del Giovin Signore sfaccendato viziato? E Alfieri? E’ dolcezza la sua esaltazione anarchica della libertà e della volontà? E Foscolo? E’ dolcezza la sua condanna del “dotto, il ricco ed il patrizio vulgo”, la sua invenzione dell’esilio? E Leopardi? E’ dolcezza il suo sgomento di fronte al cielo stellato e all’infinito? Un critico francese ha dedicato un saggio intorno ad Alfieri, Foscolo e Leopardi intitolandolo “Tre guerrieri”, altro che dolcezza. E Manzoni, e Carducci, e via dicendo, sino al Novecento di Ungaretti e Montale, di Sanguineti e Pasolini ? Ma mediamente la nostra classe dirigente, così spesso sguaiata e canzonettara , non sa più niente della tradizione in cui l’Italia si è formata, non sa più che la poesia in Italia è stata il midollo spinale della nazione, ignora la sua portata spirituale, ignora la sua energia ideale, rivolta al futuro di una lingua, e dunque di un popolo. Anche per questo l’Italia sta andando a bagasce, fuori e dentro la metafora. Giuseppe Conte

 
2 dicembre, mercoledì PDF Stampa E-mail
Il diario di Didimo Chierico

 

 

E’ già dicembre. Mi diceva quasi con un senso di sorpresa un amico colto , acuto e  scettico l’altra sera a una deliziosa cena  di onomastico a Montecarlo: peccato che il tempo passi così in fretta. C’era una rassegnata malinconia in quelle parole , che contraddiceva l’intelligenza volterriana  e i modi ironici di chi le pronunciava. Già, come passano  in fretta i giorni, i mesi. E’ già dicembre. Fa freddo. Ho tirato fuori dall’armadio un montgomery e porto in testa un berretto di lana nero da rapper. Ma il tempo passa, si avvicina il 2010.

Adesso su Repubblica mi  tirano spesso  in ballo perché scrivo su farefuturo web magazine. Citato rispettosamente come in precedenza non era mai capitato. Ma i libri? Io  scrivo soprattutto libri, e su Repubblica si parla dei libri di Can , Por, Caz e Maz fuorché dei miei? E perché ?

I giornali non danno il giusto rilievo alle notizie  che lo meritano: i panifici abusivi a Napoli che sfornano pane marcio di veleni tossici, mescolando alla farina tutto quello che si può tritare, gherigli, legna di casse da morto, bottoni ecc. è una notizia grandiosa nella sua mostruosità. Avvelenare il pane vuol dire avvelenare la vita, la religione della vita, la possibilità della vita, iniziare a scalpellare l’umanità per distruggerla. Ma cosa succede ai miei amici campani, cosa succede nella regione dell’allegria e della festevolezza? Lo schifo travolge tutto. Da mesi per altro io pratico un boicottaggio sistematico di tutti i prodotti campani: controllo l’etichetta, e qualunque cosa venga prodotta in Campania, la lascio sullo scaffale del supermarket. Piccolo contributo ligure alla lotta anticamorra.

Saviano è un eroe? Mah, bisogna vedere. Ci sono uomini delle forze dell’ordine (la prima volta che l’ho visto, mentre ritirava il Viareggio opera prima, mi sembrò giusto un poliziotto) che lo sono più di lui. Il film tratto dal suo libro è una estetizzazione della camorra , con qualche sospetto di collusione. Attori camorristi, la sequenza dei due giovani camorristi seminudi che sparacchiano con il mitra , chissà quanti guagliuncelli  mariuncelli guappetti e  strunzilli hanno  sognato di fare altrettanto … Ci vuole una rivoluzione a Napoli.

Riletto racconti di Carver. Miserelli.

Certo che la soggezione verso gli autori americani è grande, in Italia. E sempre verso gli stessi, che certe pagine di giornale le potrei indovinare  a occhi chiusi .Sarà così grande Paul Auster? Perché nessuno parla mai di  Allan Folsom, per esempio? Didimo  fin da giovane ha amato l’America e se ne è sbattuto  degli americani, a Barcellona a un festival internazionale tanti anni fa è a tavola con  Kenneth Koch, allora sulla cresta dell’onda, che pontifica  come da un pulpito in un ristorante sulle ramblas. Nessuno osa fermarlo e contraddirlo, finché lo fa  il vostro Didimo, guardato con uno stupore immenso da tutti i commensali.

Continuo a lavorare al progetto del nuovo romanzo, Medusae.

Sono contento delle prime accoglienze a Terre del mito. Ancora un libro per anime nobili, purtroppo.

Vado a salutare  uno scrittore che stimo come Eraldo Affinati ,  lo trovo circondato da insegnati e studenti che , a quel punto della serata, invece di fare domande a lui si parlano l’un l’altro delle loro sensazioni e esperienze scolastiche. Sono di fretta, passato lì solo per salutarlo. Ma perché non fanno domande a lui? Affinati ha della scuola e dell’intercultura  una grande idea che ha prodotto ottimi libri.  Non è mica poco.

Cos’è questo protagonismo di massa? Nessuno ha il coraggio di romperlo. Ci vorrebbe  Olivier de Kersauson, il grande navigatore bretone, che una sera a un programma televisivo francese, di fronte a una tizia che squittiva: voglio  far conoscere quello che ho dentro, domandò:” pensa davvero, signorina, che a noi possa interessare quello che  ha dentro lei ?” Da allora ho sempre visto Olivier de Kersauson, autore del libro “Homme libre toujours tu cheriras la mer”, come il miglior antidoto contro talk show , reality show, grandi fratelli  e piccole sorelle. Ci vogliono  navigatori, per dire verità elementari come un’onda o una ventata.       

 
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