18 gennaio , lunedì PDF Stampa E-mail
Il diario di Didimo Chierico

Didimo è traghettato nel secondo decennio del XXI secolo tra malinconie e piccoli malanni. Rendersi conto che ha problemi a mangiare qualche ostrica e a bere qualche bicchiere di vino lo rattrista, prima che preoccuparlo. Rendersi conto che non ha più voglia di festeggiare neppure il Capodanno, su cui un tempo costruiva scoppiettanti mitologie , lo preoccupa, prima di rattristarlo. Non sa bene cosa vuole e cosa vale per lui. Si sente circondato di vuoto. Eppure lavora sempre, come se potesse scrivere in eterno.

Le terre del mitoBuona la presentazione di Terre del mito a Montecarlo. E’ l’unica che ho fatto, e non ne farò altre.

Sotto una pioggerellina insidiosa, Montecarlo vista dal Cafè de Paris era bellissima, luccicante e falsa come i sogni.

These days, when , it seems to me , there are not many outstanding novels coming out of Italy, it is a joy to see the appearance of I giorni della Nuvola, an exceptional, pleasurable, and highly readable novel. The characters stand out of their own. The style is forceful and at times lyrical. Clouds, skies, rains, horizons and landscapes are described with subdued strokes and colors and a poetic quality that enhances the charm of the writing. Let us hope that Giuseppe Conte will produce many more novels.”

Queste parole benedette furono scritte da Rufus S. Crane su World Litterature Today, vol 65, n° 2 (Spring, 1991), cercare su internet per credere.

Copertina i giorni della NuvolaIl bello è che io leggo queste parole solo adesso. Perché Rufus S. Crane non è un mio parente, un mio vicino di casa, uno della mia casa editrice, un critico amico, niente, è uno che firma i suoi pezzi da Key West , che non fa parte di nessun giro. Il libro in questione (I giorni della Nuvola, Rizzoli, 1990) così apprezzato dal critico americano, passò in Italia sotto un pesante silenzio, e i pochi che se ne occuparono, Guglielmi, Golino, lo stroncarono.

Ho prodotto many more novels, da allora, ma che fatica!

Quante miserie, invidie, incomprensioni! Quanti boicottaggi ! Eppure, sono qui che progetto grandi storie ancora. Senza perdermi d’animo. Perché le sento necessarie, perché non potrei farne a meno. Certo, ci fosse un Rufus S. Crane italiano, tutto diventerebbe più facile…

Leggo Ayn Rand. La rivolta di Atlante. Dovrei detestare questa apologia della forza prometeica dell’industria, dell’acciaio, della ferrovia, del denaro. E’ superata, è perdente oggi. Però lo spirito ribelle, anarcoide, vitalistico dell’autrice mi piace. Leggo d’un fiato un’opera che ideologicamente è lontanissima da me. Ma è un’opera.

Un romanzo che vuol dire un cazzo di qualcosa. Oggi tutti scrivono senza idee di mondo e senza visione del mondo, e se ne vantano.

Leggo Aimez-vous Brahms della Sagan. Ero stato accusato da una gentile lettrice di Didimo di aver parlato in maniera troppo disinvolta e poco castigata di Bonjour tristesse.

Sempre in sintesi disinvolta, dirò che sono ammirato di come una ragazza di 24 anni abbia potuto scrivere un’operina come Aimez-vous Brahms. Lieve , garbata, mondana, malinconica, brillante, una specie monca di Affinità elettive ridotta a balletto, a commedia musicale di tempi meno tragici e più intimamente esistenziali. Paule e Roger, Simon e Maisy: Paule soprattutto è un bel personaggio, una di quelle donne che si vorrebbero incontrare, se ne esistono ancora.

 

 
20 dicembre, domenica PDF Stampa E-mail
Il diario di Didimo Chierico

 

Didimo, che trova un po’ troppo globalizzati i Season ‘s Greetings, e di stagione preferisce frutta e verdura,augura buon Natale ai suoi lettori cristiani, e Buon Anno a tutti compresi i suoi lettori mussulmani e in particolare a quello che dall’Iran si fa vivo ogni tanto. Bisognerebbe essere più buoni, ma è un problema. Quante domeniche ho passato in viaggio, quest’anno che finisce in California, a Palma di Majorca,a Manosque, e a Cetona, Stresa, Otranto …

E quante negli anni in Bretagna e a Nizza, quando avevo casa lì, colazione e giornali e taccuino di appunti al caffè La Lorraine, che ora ha cambiato persino nome e ha un arredamento vagamente techno, passeggiate sulla Promenade sino al fico di Quai Rauba Capeu.

Ora, quando sono in Liguria, passo la domenica a far visita a mia madre ottantottenne, al paesello di Porto Maurizio. Se è in forma, andiamo a colazione fuori, un brandacujun, un carpaccio di polpo , un bicchiere di Pigato in qualche bel ristorante sul mare. Qualche volta l’accompagno a far due passi per le vie del paesello.

Uno pensa di fare una cosa buona, e che verrà riconosciuta come tale. Ma come mi disse durante una cena memorabile a Potenza un molto frizzante Emilio Colombo (amico del giornalista Magliano, amico di giovinezza di mia madre) a fare del bene non ti ritorna mai del bene. Su internet, l’altra sera, ho trovato un blogger-spia che sottolinea la mia presenza domenicale al paesello con facile ironia (io sono detto il Sommo, il Vate … ) chiedendosi stupito perché parlavo con una signora rappresentante dei commercianti locali e che cosa mai ci saremo detti, in un accesso di dietrologia di paese. Si rassicuri, il blogger , stavo semplicemente accompagnando mia madre, e le due chiacchiere con la gentile signora che è venuta a salutarci erano di cortesia. Qualche blogger sa ancora cosa è la “cortesia”?

Su Panorama.it l’ottimo Buttafuoco, siculo filo-islamico di grande presa e a me simpatico, traccia un mio profilo politico molto sintetico ( destrorso da giovane, poi elettore di Bertinotti, oggi collaboratore di FareFuturo) a cui devo aggiungere qualcosa. E’ vero , da ragazzo ero un disperato eccentrico morboso, conservatore e reazionario contro la civiltà di massa. Per eccentricità mi iscrissi a 14 anni al PLI di Malagodi , pur provenendo da una famiglia di tradizione socialista (lo zio di mia madre Giacomo Vassallo fu un grande socialista di inclinazioni massimaliste, finanziatore del PSI , una cui sezione gli fu dedicata sinché il partito esistette).

Poi quando andai all’Università (Statale di Milano) capii che dovevo stare dalla parte dei lavoratori. Non essendo mai stato marxista, passai alla sinistra cattolica, fui esponente delle ACLI e feci la campagna elettorale per l’MPL di Livio Labor. Fallito quel progetto mi fu offerto dal PCI di entrare nel direttivo provinciale del Partito a Imperia.

Sarebbe stato l’inizio di una carriera politica seria. Ma io ormai ero in crisi, con il cattolicesimo, con la sinistra, con l’Occidente, e non accettai. Volevo soltanto fare lo scrittore. Non sono mai più stato vicino a nessun partito. I Verdi durante la segreteria di Luigi Manconi mi contattarono, e in seguito mi chiesero di candidarmi al Senato con loro, e io non accettai. Durante la mia partecipazione al premio Strega, un amico mi raccontò che nei salotti romani gli dicevano: Ma come, dai il voto a Conte che è così di destra?”

E al consiglio provinciale di Imperia, quando mi diedero il premio Flamalgal, qualcuno obiettò: Ma come , il premio a Conte che è così di sinistra? L’ambiguità non è mia. Io sono di destra e di sinistra, nel senso che per me questa vecchia distinzione novecentesca è saltata da un pezzo.

Quando nel 2003 presi posizione contro la guerra in Irak, votai Bertinotti. Oggi ritrovo molte mie idee di superamento degli steccati novecenteschi e di necessità di inventare il futuro nella Fondazione di Fini FareFuturo. Non sono cambiato io, o sono cambiato nella misura fisiologica in cui bisogna cambiare.

Mai aderito a partiti per avere prebende e far carriera , mai fatto girandole come i voltagabbana in cerca di lucro. I tempi sono cambiati.

E io, donchisciottescamente, foscolianamente lavoro per indirizzare il mio tempo verso il futuro, dal mio povero esilio.

Didimo si scusa della lunghezza , ancora auguri a tutti.

 
16 dicembre, mercoledì PDF Stampa E-mail
Il diario di Didimo Chierico

 

Passato qualche giorno in Francia. Letto giornali francesi. Scoperto libri francesi, tra cui un grandioso e lutulento e divertentissimo Mon Dictionnaire de cuisine di Alexandre Dumas.

Piatti francesi e provenzali nei ristoranti. Billecart-Salmon e Kyr royal per aperitivo. Diversivi contro la povertà e la disperazione.

Poi rientro in Italia e accendo la televisione. Il volto di Berlusconi insanguinato è una immagine di impatto emotivo molto forte.

Il volto del leader sempre troppo felice e fortunato diventa umano nella sofferenza. C’è nella sofferenza una verità che nessuna felicità può raggiungere.

Berlusconi è un uomo, vulnerabile come tutti, alla fine, bisognoso come tutti di una parola di pietà.

Non essendo mai stato berlusconiano, devo aggiungere che non ho mai provato nessun odio per lui, e che non ho mai capito tutti gli intellettuali che si vantano di provarne.

Ce n’è tanti, che naturalmente sfogano il loro odio quando e dove possono, attenti a non farsi del male. Molto odio nasce dall’invidia inconfessabile di coloro che vorrebbero possedere o cancellare ricchezza e potere, sentimento tipico di certi intellettuali di sinistra. Nella mia scala di valori, gli uomini d’affari e di potere non sono al primo posto. Neanche i giudici, per la verità. Nella mia modesta scala di valori al primo posto sono Artisti, Sacerdoti e Guerrieri. Come per Baudelaire.

Certo, oggi i guerrieri sono guerrieri della pace e della natura, che combattono per salvare il pianeta. Tra i sacerdoti metterei anche gli sciamani e certi filosofi. E gli artisti veri sono solo quelli che cercano di creare nuove forme che cantano l’universo. Per me il vertice rimane l’opera dello spirito. Tolto Dio, l’amore, la morte, la rinascita, tutto il resto sono cazzate.

A proposito, una gentile lettrice francese si è lamentata del mio linguaggio poco castigato e troppo disinvolto: mi sono scusato, ma Didimo scrive su un blog, e questo spiega certe libertà. Poi Didimo si ricorda quante volte Giuseppeconte è stato accusato al contrario di essere troppo alto e sublime, e se la ride, il mondo gira davvero in un modo molto strano.

Al cinema ho visto A Christmas Carol di Zemeckis tratto dall’immortale racconto di Dickens. L’ho visto con gli occhiali, in 3d, con la neve che mi fioccava addosso e sprofondando nei troppi baratri degli incubi. Il regista ha sottolineato l’aspetto visionario e cupo di Dickens.

Quando esco una maschera mi chiede la mia opinione sul film. Non è un film di Natale, per i bambini, voglio dire.

Lui mi conferma che molti bimbi escono piangendo impauriti. Così ricordo che anch’io, da bambino, era terrorizzato da Oliver Twist.

Dickens (come Hugo) è maestro nel creare effetti grotteschi, nello squadernare tutto il dolore e tutto il comico, tutto il male e tutta la pietà del mondo.

E’ a Dickens e Hugo che il romanzo adulto oggi dovrebbe tornare a guardare.

In una trasmissione televisiva di approfondimento politico di un non indecoroso conduttore, la direttrice dell’Unità parlava con un senso di superiorità così marcato , collaudato, mondano, vagamente sprezzante che al suo confronto la povera ministra Gelmini, con la sua aria un po’ campagnola e spaesata, diventava simpatica, e persino attraente.

Oggi ho rivisto l’immenso palazzo sede della vecchia scuola dove insegnavo un secolo fa. Io ho i tremori al solo sentire parlare di scuola, che fortuna essermene liberato presto, u Segnù t’ha miau da in garbu, mi sono detto, affettuosamente, nel dialetto di mia madre.

Traduco per i non liguri: Dio ti ha visto da un buco. Ti ha visto per miracolo, all’ultimo momento, e ha avuto compassione di te.

insegnare è così bello, dice mia moglie. Certo, per chi lo fa con amore.

Io con amore ho soltanto scritto, e fatto l’amore, naturalmente.

 
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