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L'Italia è un paese perduto. le isole di resistenza sono poche. Ma esistono. Io credo ancora che si possa uscire dal baratro in cui siamo precipitati. Mi ancoro alla poesia. Ho letto poesie domenica mattina a Saronno, davanti a un pubblico civilissimo, ne ho letto oggi a Sanremo, davanti a un pubblico altrettanto civile, in una città dove tutto è più difficile. A Saronno, non avendo a disposizione un leggio. non ho potuto leggere una poesia lunga, in 4 tempi, sinfonica. Mi è dispiaciuto privarne quel pubblico . Oggi ho potuto. Una gentile signora dall'accento tedesco mi ha chiesto dove poteva trovare quella poesia. E' uscita soltanto in plaquette, è introvabile, e in volume non uscirà che nel 2015 (se il mondo e i libri e noi ci saremo ancora). Le ho promesso di pubblicarla nel mio sito. Detto fatto. Didimo mantiene la parola. Anche se non serve a niente. E probabilmente la gentila signora dall'accento tedesco non visiterà mai questo sito. Stranamente, neppure Giovanni C, il gran critico armeno, la conosceva. E' anche per lui. E per i 23 lettori di Didimo, pazienti e affezionati.
NON FINIRO’ DI SCRIVERE SUL MARE
1
Non finirò di scrivere sul mare.
Non finirò di cantare
quello che c’è in lui di estatico
quello che c’è in lui di abissale
la sua vastità disumana
senza pesantezza, senza un vero confine
la sua aridità senza sete, senza spine
le sue forme in perenne mutamento
sottomesse alle nuvole , al vento
e al cammino in cielo della luna.
Non ne conosco, non c’è nessuna
cosa più docile e più feroce
più silenziosa e più roca
più malleabile e turbolenta
di te , mare.
Ti piace contraddirti perché sei libero
e per i liberi. Ti piace ridere
sotto il bianco tiepido soffio del levante
ti piace saccheggiare con le libecciate
e piangere con nere palpebre tagliate.
Hai visto civiltà passare, quante ?
Molto prima degli uomini e degli imperi
molto prima delle montagne e delle foreste
tu eri là.
Celebravi le tue solitarie feste.
Hai visto le triremi dei cartaginesi
le galee armate dai genovesi
numerose come stelle, alte come torri
le navi che portarono in Islanda
i vichinghi fuggiaschi che raccontò Snorri
Sturluson con le sue fisse metafore.
Hai visto come si nasce e come si muore,
hai visto i polipi e i coralli sul fondale
i naufraghi e i relitti, il bene e il male,
sei un vecchio padrone cinico
una vecchia madre troppo carezzevole
sei un amante incestuoso
sei un onanista, un asceta.
E se ti contraddici, è perché sei libero
e per i liberi, non hai dato all’uomo
la possibilità di recintarti, di venderti
di fare di te lotti, proprietà
hai dato fiori di luce senza frutti
hai dato ricchezze , hai dato lutti
ma mai tutto te stesso.
Di te nessuno può dire :sei mio.
Sei di tutti e di un esiliato dio.
Non servi, non ti inchini
se non alla legge delle maree
che un metronomo cosmico ha definita.
Ti amano i solitari, i lussuriosi
che trovano in te tutte le sinuosità
tutte le vischiosità del piacere
ti amano gli increduli, i cercatori
d’oro e di niente,
gli esseri tenuti in scacco da un insano
desiderio di conoscere l’eterno grazie al presente
ti amano i visionari, gli avventurieri,
tu non sei per chi è statico e appagato
ti amano i disperati tenuti prigionieri
da un sogno che non si è mai avverato.
2
Non finirò di scrivere sul mare.
Perché il mare è le sirene la cui voce
calamitante d’ amore oscura
voglio ascoltare senza paura
io che non ho dove tornare, non ho un’Itaca
né Penelope né Telemaco che valgano
più del canto e delle traversate.
Perché il mare è le balene, i cui corpi
vasti e grondanti , innocenti,
scaldano i desideri più smisurati
e danzano nel più lento
arduo accoppiamento
che si conosca sul pianeta.
Perché è le onde, istantanee e frananti
che scalpitano e scavano dall’orizzonte
sino alla riva, è la spuma che riga
l’aria di salino
è sentirsi vicino
all’inizio di ogni lacerazione
al primo scoccare del tempo
alla prima decisione
di una cellula,
o sogno che sia stato , dirompente e fatale,
di diventare mortale.
3
Sono esausto, sono ferito, ma
neppure così sarà finita, mare,
te lo assicuro, per quanto potrò
scriverò ancora su di un mattino
come questo che sul parabrezza
della mia auto, appena atterrato a Nizza,
mi sei venuto in corsa incontro
tutto celeste e strappi e soffi e gridi
come sei spesso nella Baia degli Angeli
colore del mantello della Vergine
dipinto da Beato Angelico, ma gettato
su rami di meli e ciliegi fioriti.
Scriverò di quando tu
oleoso e nero e stellato traccheggi
tra gru e silos, pontoni e rimorchiatori
mare del porto, mare dei lavoratori
chiuso tra muraglie di container
sezionato dai moli
ma capace di una musica che voli
come questa tutta rovine e ranuncoli
nuovi sciami di api e nuova brezza
rugiada ritrovata , carezza
al fondo del baratro del nulla
questa che irrompe da non so dove di te
stanotte sul Golfo della Spezia.
E io ti dico grazie, grazie, grazie
mare, Vita , Desiderio di vita,
redenzione d’amore che fa rinascere
anche dopo la morte per fuoco degli dèi
bisogno irrefrenabile di sempre
rinata vita.
Non sarà finita.
4
Scriverò sulla tua anima
a pezzi nei sacchi di plastica
di chi ti avvelena e ti spopola
di chi ti snatura
e ti riscalda fuori misura
in modo che tu sciogli
monti di ghiaccio e sperdi
fuori dei confini a cui sono usi
pesci di tante famiglie
e fai proliferare le meduse.
Ci sono uomini schiavi che vorrebbero
ridurti a schiavo, profanarti
per la loro fame di nafta e petrolio
occuparti, violarti, dare un prezzo
anche a te, farti cimitero
di uccelli, delfini e migranti.
Ma non potranno. Per quanti
siano basta una tua onda a respingerli.
Non saranno mai chiuse
le porte del tuo tempio , mare,
così sante per chi ancora le sa vedere,
tu azzurro come le moschee di Isfahan,
tu dorato come la cattedrale di San-
tiago de Compostela
tu orizzontale come quella di Palma
de Majorca, estesa, calma,
quasi fosse un tuo riemerso altare.
Non finirò di scrivere sul mare.
Da ragazzo volevo imparare a camminare
su di te, leggero come un ramo,
rispondendo a non so quale richiamo
di profezia, di eresia.
Lo voglio ancora, ne voglio ancora,
di mare, di poesia.
Per tutte le infelicità, le umiliazioni
per tutto quello che di male
mi fa la terraferma, tu sei medicina,
mare, spettacolo che appare
sempre crudo e dolcissimo ai miei occhi
come questo della tortora maschio
che sulla riva con assurdi tocchi
d’ala, planate, rincorse, svoli
insegue senza mai riuscire a prenderla
la tortora femmina.
Un coito impossibile, come il tuo
con la terra, come il mio con la vita.
Eppure sono qui, non è finita
ancora. E scriverò di te,
sempre di te, delle tue amare
verità di sale
della gioia che dai alle vele,
di te che sei ciurma e solitudine
di te che sei infinito e finitudine
padre o madre o fratello primogenito
spalancato come un abisso,
segreto come una conchiglia
sempre al di là di quello che possiamo conoscere
e se ti contraddici è perché sei libero
e per i liberi, non finirò di scrivere
su di te mare, il sempre mare,
non finirò di cantare
di te.
Giugno 2009
Questa poesia in quattro sezioni e con andamento sinfonico è stata scritta appositamente per l’occasione del Premio. Dopo aver scritto due testi satirici, e a rischio di disincanto, sono tornato al movimento lirico , simbolico e mitico tipico del mio lavoro da oltre trent’anni. La prima idea del testo è balenata a Palma de Majorca, i primi versi sono stati scritti a Saint-Jean Cap Ferrat durante il locale Festival du livre de mer, e poi il lavoro è continuato tra La Spezia e Sanremo. Gli autori di cui ho maggiormente sentito gli echi scrivendo sono D.H. Lawrence , J.L. Borges e l’ultimo Mario Luzi. Alcune presenze hanno influito sul testo, quella di Paul Watson, tra i fondatori di Greenpeace, ascoltato a Cap Ferrat combattivo e piratesco in mezzo a giovani e bellissime aderenti di Seashepherd, quella della navigatrice Catherine Chabaud, ascoltata nella stessa occasione. Gli amici chi mi hanno incoraggiato e a cui devo un ringraziamento particolare sono Margarita Moragues e suo marito Olivier, per i nostri discorsi sulla bellezza, Stefano Verdino, che mi ha ricordato la presenza di Wagner sul Golfo della Spezia, Giuseppe Sertoli che mi ha fatto leggere alcune pagine terse come il diamante di Elizabeth Bishop.
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