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Passato qualche giorno in Francia. Letto giornali francesi. Scoperto libri francesi, tra cui un grandioso e lutulento e divertentissimo Mon Dictionnaire de cuisine di Alexandre Dumas.
Piatti francesi e provenzali nei ristoranti. Billecart-Salmon e Kyr royal per aperitivo. Diversivi contro la povertà e la disperazione.
Poi rientro in Italia e accendo la televisione. Il volto di Berlusconi insanguinato è una immagine di impatto emotivo molto forte.
Il volto del leader sempre troppo felice e fortunato diventa umano nella sofferenza. C’è nella sofferenza una verità che nessuna felicità può raggiungere.
Berlusconi è un uomo, vulnerabile come tutti, alla fine, bisognoso come tutti di una parola di pietà.
Non essendo mai stato berlusconiano, devo aggiungere che non ho mai provato nessun odio per lui, e che non ho mai capito tutti gli intellettuali che si vantano di provarne.
Ce n’è tanti, che naturalmente sfogano il loro odio quando e dove possono, attenti a non farsi del male. Molto odio nasce dall’invidia inconfessabile di coloro che vorrebbero possedere o cancellare ricchezza e potere, sentimento tipico di certi intellettuali di sinistra. Nella mia scala di valori, gli uomini d’affari e di potere non sono al primo posto. Neanche i giudici, per la verità. Nella mia modesta scala di valori al primo posto sono Artisti, Sacerdoti e Guerrieri. Come per Baudelaire.
Certo, oggi i guerrieri sono guerrieri della pace e della natura, che combattono per salvare il pianeta. Tra i sacerdoti metterei anche gli sciamani e certi filosofi. E gli artisti veri sono solo quelli che cercano di creare nuove forme che cantano l’universo. Per me il vertice rimane l’opera dello spirito. Tolto Dio, l’amore, la morte, la rinascita, tutto il resto sono cazzate.
A proposito, una gentile lettrice francese si è lamentata del mio linguaggio poco castigato e troppo disinvolto: mi sono scusato, ma Didimo scrive su un blog, e questo spiega certe libertà. Poi Didimo si ricorda quante volte Giuseppeconte è stato accusato al contrario di essere troppo alto e sublime, e se la ride, il mondo gira davvero in un modo molto strano.
Al cinema ho visto A Christmas Carol di Zemeckis tratto dall’immortale racconto di Dickens. L’ho visto con gli occhiali, in 3d, con la neve che mi fioccava addosso e sprofondando nei troppi baratri degli incubi. Il regista ha sottolineato l’aspetto visionario e cupo di Dickens.
Quando esco una maschera mi chiede la mia opinione sul film. Non è un film di Natale, per i bambini, voglio dire.
Lui mi conferma che molti bimbi escono piangendo impauriti. Così ricordo che anch’io, da bambino, era terrorizzato da Oliver Twist.
Dickens (come Hugo) è maestro nel creare effetti grotteschi, nello squadernare tutto il dolore e tutto il comico, tutto il male e tutta la pietà del mondo.
E’ a Dickens e Hugo che il romanzo adulto oggi dovrebbe tornare a guardare.
In una trasmissione televisiva di approfondimento politico di un non indecoroso conduttore, la direttrice dell’Unità parlava con un senso di superiorità così marcato , collaudato, mondano, vagamente sprezzante che al suo confronto la povera ministra Gelmini, con la sua aria un po’ campagnola e spaesata, diventava simpatica, e persino attraente.
Oggi ho rivisto l’immenso palazzo sede della vecchia scuola dove insegnavo un secolo fa. Io ho i tremori al solo sentire parlare di scuola, che fortuna essermene liberato presto, u Segnù t’ha miau da in garbu, mi sono detto, affettuosamente, nel dialetto di mia madre.
Traduco per i non liguri: Dio ti ha visto da un buco. Ti ha visto per miracolo, all’ultimo momento, e ha avuto compassione di te.
insegnare è così bello, dice mia moglie. Certo, per chi lo fa con amore.
Io con amore ho soltanto scritto, e fatto l’amore, naturalmente. |